Barolo Boys | La storia di una rivoluzione

10 febbraio 2026 – 0re 20:30

Barolo Boys | La Storia di una rivoluzione

presso Hotel Croce di Malta – Firenze

190,00 

Disponibile

Descrizione del corso

Barolo Boys: la storia di una rivoluzione

Martedì 10 febbraio – Firenze

Degustazione guidata | 6 Barolo iconici | Solo 10 posti
Una degustazione irripetibile per calibro delle bottiglie, annate e reperibilità del vino messo a disposizione.

Tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80 il Barolo attraversa uno dei momenti più decisivi della sua storia. Da vino locale, austero e spesso incomprensibile al mercato internazionale, diventa uno dei grandi rossi del mondo. Non è un’evoluzione naturale. È una frattura.

Alcuni produttori scelgono di rompere le regole, sperimentando nuove tecniche di vinificazione, nuovi strumenti e un linguaggio più immediato. Altri decidono invece di difendere la tradizione senza compromessi, convinti che il Barolo non abbia bisogno di cambiare per affermarsi.

Da questo scontro nasce la stagione dei cosiddetti Barolo Boys: una rivoluzione che ha diviso le Langhe, acceso conflitti generazionali e ridisegnato per sempre il destino del Nebbiolo.

Questa degustazione racconta quella rivoluzione attraverso i suoi protagonisti, mettendo nello stesso percorso di degustazione bottiglie che raramente dialogano tra loro.

Da Massolino e Bartolo Mascarello, custodi di una tradizione rigorosa, classica e ideologica, a Elio Altare e Luciano Sandrone, tra i nomi simbolo della stagione modernista. Accanto a loro, voci fondamentali come Canonica e Burlotto, che dimostrano come la tradizione non sia mai stata un blocco monolitico, ma un insieme di visioni differenti.

Questa non è una degustazione “di stile”.
È un racconto storico e sensoriale che parte dal boom del Barolo negli anni ’80, attraversa scelte tecniche radicali, contrasti culturali e risultati oggi finalmente leggibili nel bicchiere.

La serata sarà guidata da Gabriele Alessandroni (WSET Certified Educator, DipWSET), con un approccio didattico e narrativo che unisce contesto storico, lettura territoriale e analisi sensoriale da discutere assieme ai partecipanti.

📍 Dove: Firenze, Hotel Croce di Malta, Via della Scala 7
📅 Quando: Martedì 10 febbraio, ore 20:30
💎 Costo: 190€ a persona
👉🏻 SOLO 10 POSTI DISPONIBILI 👈🏻

🍷 I vini in degustazione:

📍 Giovanni Canonica – Barolo Paiagallo 2016 (La Morra)
Canonica è una delle voci più radicali della tradizione artigianale contemporanea. Il cru Paiagallo, alto e ventilato, viene interpretato senza concessioni: lunghe macerazioni, botti grandi, tempi lenti. Un Barolo austero e verticale, che mostra come La Morra possa essere profonda e severa, lontana dallo stereotipo del vino “facile”. È il Barolo che esisteva prima del boom e che ha scelto di non cambiare.

📍 Massolino – Barolo Vigna Rionda 2013 (Serralunga d’Alba)
Vigna Rionda è uno dei cru più iconici e longevi della denominazione. Massolino ne è lo storico interprete, con uno stile classico, rigoroso e immutabile nel tempo. Negli anni della rivoluzione modernista, questo Barolo rappresentava l’altra faccia delle Langhe: struttura, tannino, attesa. Un vino che non cercava il mercato, ma il futuro. Il simbolo della tradizione che non ha mai sentito il bisogno di giustificarsi.

📍 Comm. G.B. Burlotto – Barolo 2018 (Verduno)
Il Barolo di Burlotto non è un cru, ma un’idea di Barolo. Assemblaggio di parcelle, vinificazione tradizionale, nessuna ricerca di potenza o concentrazione. Verduno emerge per finezza, tensione e trasparenza, raccontando una tradizione elegante e sottile, che segue una strada propria, parallela tanto ai modernisti quanto ai tradizionalisti più ortodossi.

📍 Bartolo Mascarello – Barolo 2020 (Barolo)
Bartolo Mascarello non è solo un produttore, ma una posizione culturale. Il suo Barolo nasce dall’assemblaggio di grandi cru storici ed è il manifesto di una visione che rifiuta sia il culto del vigneto singolo sia le scorciatoie moderniste. Negli anni ’80 è stato la voce più critica e intransigente della denominazione. Questo vino rappresenta la tradizione come atto ideologico, più che come tecnica.

📍 Elio Altare – Barolo Unoperuno 2019 (La Morra)
Unoperuno è il vino–manifesto della rivoluzione. Con Elio Altare il Barolo cambia linguaggio: macerazioni più brevi, legni piccoli, estrazione diversa, frutto in primo piano. Uno stile che negli anni ’80 ha diviso le Langhe, acceso conflitti familiari e aperto nuove strade commerciali. Unoperuno non racconta un luogo preciso, ma una scelta precisa: mettere lo stile davanti alla tradizione.

📍 Luciano Sandrone – Barolo Aleste 2019 (Barolo)
Se Altare rappresenta il modernismo della rottura, Sandrone incarna il modernismo della misura. Aleste è un Barolo di grande precisione tecnica, con un uso calibrato del legno e una pulizia aromatica esemplare. È la dimostrazione che la rivoluzione non ha avuto un solo volto: il modernismo può essere elegante, composto e profondo, senza rinunciare alla riconoscibilità del Nebbiolo.

Questi sei Barolo non raccontano “chi aveva ragione”, ma perché il Barolo è diventato ciò che è oggi. Una denominazione nata dal conflitto, cresciuta attraverso scelte radicali, e oggi finalmente leggibile nel bicchiere.

Cosa metteremo a fuoco:

✔ Il contesto storico: perché proprio negli anni ’80 il Barolo esplode come fenomeno internazionale, prima ancora che come moda.

✔ Tradizione e modernismo: due visioni opposte del Nebbiolo, nate dallo stesso territorio.

Comune, cru e stile: come cambiano struttura, tensione e profondità tra La Morra, Serralunga, Verduno e Barolo, e come le scelte di cantina possono amplificare o deviare la lettura del luogo.

✔ L’eredità della rivoluzione: cosa è diventato patrimonio comune e quali scelte continuano ancora oggi a dividere.

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